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Un mistero occitano per

il commissario  Abruzzese                                                            

***

……..«D’Errico e i suoi uomini lo stavano cercando in tutta Napoli e dintorni. Dal Serraglio a Chiaja, al Cis di Nola non si trovava. Quarantotto era andato semplicemente a cercare Abruzzese in Questura! Ignari sbirri, da circa un’ora, lo avevano fatto accomodare relegandolo in una sala di attesa. Si mise tra le labbra una sigaretta, una delle introvabili e sconosciute Lubnan che gli forniva Orfeo come terza attività (portiere, pisciacane e venditore di contrabbando).

«Mi fate accendere?… Non posso più aspettare, cercatemi subito il commissario», disse infine con insofferenza al piantone.

«Il signore ha fretta… qua non dovete fumare», l’agente s’infilò in un ufficio»…

 

…«Sulle scale c’era un movimento insolito, mentre si udiva la voce concitata di Orfeo che chiedeva i documenti a qualcuno. Otto ebbe un sospetto e pensò di arrampicarsi sul terrazzo per nascondersi. Ma non ne ebbe il tempo. Sul pianerottolo due uomini con le armi puntate gli si pararono davanti.

“Seguiteci e tenete le mani alzate!”, erano i poliziotti di D’Errico tornati a perlustrare l’edificio»…

 

 

 

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