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Il terno di San Gennaro

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«Stava seduto sotto i portici con le spalle appoggiate al muro di un edificio. La bocca era spalancata. I muscoli della faccia grigiastra erano contratti in una smorfia. Doveva essere morto da poche ore.

«Si erano fermati solo due ragazzini che avvertirono la polizia. Arrivò una pattuglia.

«Due elicotteri volteggiavano sopra migliaia di teste, spuntate come funghi al tragico annuncio. Il morto venne portato via senza che nessuno si facesse il segno della croce. La folla gridava:

“Ridateci san Gennaro! Lo vogliamo vedere”…

Arrivò di corsa il segretario dell’Arcivescovo. Era giovane con la barba e tutto agitato:

“Eminenza! Eminenza!…” gli riferì qualcosa sottovoce.

“Non praevalebunt” il Cardinale sembrava punto nell’orgoglio»…

 

«…Abruzzese si fermò davanti a un altro piccolo obitorio con la scritta: “macelleria”. Entrò nella bottega e chiese:

“Del furto che mi potete dire?”.

“Quale furto?” il beccaio continuava a macinare carne.

“San Gennaro, amico”.

L’uomo dietro il bancone scosse la testa e disse:

“Sono oriundo di Montecalvario… non capisco niente”.

“State attento” Abruzzese puntò il bastone contro il macellaio. “Il vostro commercio registra qualche irregolarità, o mi sbaglio? Chi è la tizia appena uscita?”.

“Donna Nunziata, femmina di rispetto. Ma voi chi siete? Un vigile annonario?”.

“No, no, solo un poliziotto… Nunziata avete detto? L’ho già vista nel Duomo”.

È una parente di san Gennaro, decisa ma generosa”.

“Allora, tanto oriundo non siete…”»…

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